Paolo Rodaro è un uomo di grande carattere. Fiero di incarnare la sesta generazione di agricoltori di famiglia, è proprietario, vignaiolo ed enologo. Paolo è un uomo che sceglie di seguire la sua idea di qualità contro le logiche di mercato, e che percorre strade inesplorate. Un uomo non facile, per il carattere deciso tipico della famiglia di contadini friulani, la curiosità di conoscenza e la graffiante autocritica sui suoi prodotti. Sempre alla ricerca di dare il meglio nei suoi vini, fidandosi del suo istinto e delle sue intuizioni, indipendentemente dalle tendenze del momento. Sperimentando, da solo, strade che pochi percorrono. Lui, parte dai vini della tradizione che veste con etichetta Fiore, ma vola con tutto se stesso proteso verso i rossi Romain ottenuti dalla surmaturazione delle uve, i bianchi Evoluto da 40 mesi sur lie, i Metodi Classici Pas Dosé che rappresentano quell’uomo così inquieto, capace di far trovare serenità solo in queste nuove espressioni di vini unici… o eventualmente in una delle calde cene con i suoi migliori amici dove condividere un bicchiere di vino e un sorriso sincero. Lui ha fatto crescere la viticoltura ed è sostenuto da persone che lo amano. Affiancato dalla solare compagna Lara Boldarino, guida l’azienda, continuando a investire e sperimentare nuove tecniche in vigna e in cantina. I collaboratori sono parte della famiglia, il cantiniere Ljubo Stibili lavora da ormai 26 anni in azienda, Francesco Conchione da 16 anni in ufficio e oggi sua figlia Claudia Conchione collabora attivamente per l’accoglienza e la promozione dei vini.

È una storia avvincente quella dei Rodaro: le origini del casato risalgono al 1500, quando Beniamin El Ruedar, il costruttore di ruote, ne tramanda per primo il cognome. Rodaro Bertolo è quindi il capostipite della famiglia, stabilitasi nel territorio di Cividale del Friuli. La famiglia Rodaro poteva vantare già alla fine del 1700 una situazione di privilegio poiché era slegata dalla realtà della “mezzadria” e rappresentava sul territorio di Cividale del Friuli un fiero esempio di primo modello di azienda familiare di piccole dimensioni. Alla fine del 1800 in Italia dominava in ambito agricolo la “mezzadria”; i nobili proprietari terrieri affidavano alle famiglie di contadini, senza terre e senza casa, detti “mezzadri” la coltivazione dei propri campi. La produzione ricavata dalla coltivazione veniva poi suddivisa tra i nobili proprietari del terreno e le famiglie dei mezzadri. La sussistenza della famiglia del mezzadro dipendeva per vitto e alloggio dall’accordo con il proprietario terriero. Le discendenze delle generazioni seguenti della famiglia svilupparono sul territorio attività commerciali legate all’artigianato, alla coltivazione dei campi e della vite, ma anche cultura e ricerca. Il primo documento ufficiale appartenente alla famiglia è datato 23 marzo 1846. Vidimato con il timbro dell’allora Impero Austro-Ungarico[1], attesta che i Rodaro si dedicavano già a quel tempo alla coltivazione della terra. L’atto notarile è una donazione tra i componenti della famiglia: la matrigna Paola, vedova di Antonio Rodaro , fa omaggio di un pezzo di terra al figliastro Giacomo Rodaro (1801). Luigi Rodaro (1839), bisnonno dell’attuale proprietario della cantina, alla fine dell’Ottocento era fattore e amministratore di un’azienda agricola del territorio. A quel tempo la famiglia possedeva pochi ettari di terra, i bacchi da seta, qualche animale in stalla e in cortile. Viveva con la sua famiglia nella casa oggi sede dell’attuale azienda Rodaro. Nei primi decenni del Novecento, Paolo Rodaro (1889), nonno omonimo dell’attuale proprietario, assieme alla moglie Caterina Zurco, gestiva presso la propria casa contadina, sede dell’attuale azienda agricola, una delle osterie di Spessa. L’osteria Rodaro era luogo di incontro delle genti, dove si poteva consumare un pasto frugale, frittata e formaggio con un po’ di pane, latte e bere del vino prodotto dalla famiglia. Durante la bella stagione, sul prato accanto all’osteria si giocava a “bocce” e sui tavoli in cortile si giocava a carte cercando di dimenticare gli orrori della guerra che aveva portato via molti giovani di queste terre, mai tornati. La generazione successiva fu quella di Luigi e di suo fratello Edo Rodaro piccoli imprenditori contadini, commerciavano legno a Venezia, si dedicavano alla cura degli animali e dei boschi, alla coltivazione delle vigne e dei campi.

Luigi Rodaro e la moglie Norma Basso ebbero tre figli, Caterina, Paolo e Mirella. Edo Rodaro e Dina Caporale non ebbero discendenti. Le due famiglie continuarono a vivere nella stessa casa e a lavorare assieme. Alla morte di Norma, Dina e suo marito Edo crebbero con amore i tre nipoti come figli naturali. I tre bambini avranno da quel momento in poi una “nuova madre” Dina e “due padri”, i due fratelli Luigi ed Edo. Una famiglia intraprendente quella dei Rodaro,  conosciuta per la tenacia e per la grande dedizione al lavoro. Un vero e proprio punto di riferimento tra i contadini del territorio, cresciuta nel corso degli anni per la capacità imprenditoriale e l’occhio rivolto al futuro. Gli anni trascorsero, e Paolo studiò enologia e lavorò nell’azienda di famiglia… era lui il futuro dell’azienda. Oggi è il presente.

L’azienda è composta oggi da 135 ettari di terreno di proprietà, dei quali 57 ettari a vigneto.